Rasegna stampa: "Il Gazzettino di Venezia" anno 1996

Il Gazzettino, 19-10-1996

Spesero soldi per le tangenti ma non per salute e sicurezza

Duro atto d’accusa del magistrato: "Realtà agghiacciante, giudici indifferenti per vent’anni"

di Giorgio Cecchetti

Per il pubblico ministero Felice Casson la realt`s che si è trovato di fronte in questi due anni d’indagini sul Petrolchimico di Marghera è agghiacciante e attacca duramente anche i suoi colleghi che negli anni Settanta e Ottanta non si sono accorti che operai e tecnici della più importante fabbrica di Marghera e gli abitanti intorno erano "carne da macello". "L’indagine sulle morti causate dal cloruro - sostiene il magistrato - è stata sollecitata più volte e da più parti inutilmente nei decenni passati". Nel chiedere il rinvio a giudizio di ventisette dirigenti Montedison ed Enichem (dai presidenti Cefis e Schimberni ai direttori della fabbrica Pisani e Smai) per strage, disastro ed omicidio colposio il magistrato scrive: "Ancor più agghiacciante, pur non essendo strabiliante, è considerare come i cordoni della borsa siano sempre rimasti ben stretti, quando si trattava di investimenti e di spese necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni esterne della fabbrica; mentre, non altrettanto ben stretti sono stati tali cordoni, quando si è trattato di gestire fondi societari in nero o per tangenti, come emerge pure dagli atti acquisiti presso altre autorità giudiziarie

Fuori Necci - Il riferimento è a Sernia, inquisito e condannato a Milano nel processo Eni-Sai, o a Lorenzo Necci, tuttora in galera, per anni amministratore Eni e in quanto tale stralciato nel processo veneziano. Secondo l’accusa, la lavorazione del cloruro di vinile monomero, una sostanza utilizzata per produrre il polivinile (un particolare tipo di plastica molto diffuso), per decenni sarebbe avvenuta senza alcuna precauzione e misura di sicurezza, nonostante la certezza della sua pericolosità, provocando la morte di almeno 119 persone per tumore e malattie in altre 337. La situazione sanitaria, scrive il giudice, era molto grave, ed "è destinata a registrare ulteriori e drammatici effetti con l’ulteriore decorrere del tempo". Casson punta il dito contro i massimi livelli della Montedison e dell’Eni scrivendo che nel periodo di gestione della prima, "emerge pacificamente in atti la consapevolezza, la rimozione o quanto meno la sottovalutazione del problema rischio cloruro di vinile da parte di tutti i dirigenti, dai direttori di stabilimento agli amministratori delegati e ai presidenti della società". "Ciò è dimostrato, crudelmente ma molto semplicemente - prosegue - dai molti casi di decesso e dalle molte patologie riscontrati in lavoratori assunti anche dopo il 1972, quindi dopo la notizia della cancerogenicità del cloruro, certa e conosciuta in alto loco, ma tenuta ben nascosta". Aggiunge infine che "con il passaggio degli impianti da Montedison a Enichem nulla è cambiato, anzi del problema nessuno si è curato". Con decine di perquisizioni e interrogatori, il pm veneziano ha scoperto che "fin dal 1969 le ricerche scientifiche del dottor Gian Luigi Viola della Solvay di Rosignano e le pubblicazioni di medici dell’istituto Regina Elena di Roma, avevano confermato l’esistenza del pericolo tossico e cancerogeno costituito dalla presenza di gas cloruro negli ambienti di lavoro". E ancora: "La Montedison , ai massimi livelli, era a conoscenza di ciò fin dal 1970, tanto da incaricare il professor Cesare Maltoni, noto oncologo di Bologna, di approfondire le ricerche…E, nell’ottobre del 1972, terminata la prima fase degli esperimenti, Maltoni conferma la cancerogenicità del cloruro".

Obiettivo: profitto - Nel 1976, infine, rischi e pericoli furono ribaditi al termine di una ricerca dell’Istituto di Medicina del lavoro dell’università di Padova chiesta dalle organizzazioni sindacali. I consulenti del pm, nelle loro relazioni, hanno affermato che il cloruro è responsabile, oltre che dei tumori al fegato e al polmone, della rarefazione di alcune della mano, dell’epatopatia, della fibrosi al polmone, della bronchite cronica e dei carcinomi alla laringe. Di fronte a questa situazione, il magistrato giudica "ancor più sconcertante la nota del servizio centrale di manutenzione sul budget per gli anno 1978-1980". Il documento ricorda che "l’obiettivo primario e costante è la competitività" e conseguentemente afferma che "rischi di affidabilità che potrebbero essere non accettabili se considerati nell’ambito del singolo impianto, diventano accettabili se sono il frutto di una mentalità estesa ad un intero stabilimento. È questo un punto che può essere cagione di sensibili benefici economici". In un comunicato la Montedison respinge queste accuse, affermando di aver sempre e tempestivamente adeguato gli impianti agli standard che legislazione e conoscenze tecnologiche imponevano.