Rasegna stampa: "Unione Sarda " anno 1996

19-10-1996 (2 articoli)

La laguna avvelenata

Gli ambientalisti: "Noi l'avevamo detto"

Ripristinare le misure di sicurezze per tutta l'area dello stabilimento petrolchimico di Porto Marghera. Questa la richiesta di Legambiente, che reagisce così alla decisione presa dal Pm di Venezia Felice Casson. «È indispensabile - spiega l'associazione - procedere alla immediata chiusura degli impianti più nocivi, delocalizzando una parte delle fabbriche e abbattendo le emissioni di quelle che rimangono. Questa è l'unica strada che può disinnescare Marghera». Secondo Legambiente, «questo è un primo scontato epilogo degli accertamenti disposti dalla magistratura sullo stabilimento». Anche per il Wwf, «il governo deve impegnarsi per la riconversione del polo chimico della laguna». «Chiediamo - afferma Gianfranco Bologna, segretario generale dell'associazione - un piano immediato di riconversione che ne riduca il fortissimo impatto ambientale, ormai incompatibile con

le esigenze ambientali della laguna». L'associazione si dice comunque soddisfatta perché «finalmente è stato accertato quello che il Wwf e tutti gli Ambientalisti vanno dicendo da decenni: e cioè che l'inquinamento della laguna dipende dalle fabbriche di Marghera».

Anche Greenepace si è dichiarata soddisfatta per le 27 richieste di rinvio a giudizo chieste del Pm Felice Casson. «Questa decisione - ha detto Fabrizo Fabbri di Greenpeace - è solo una conferma, se mai ce ne era bisogno, della giustezza della campagna di Greenpeace contro i pericoli per la salute e l'ambiente della lavorazione del cloro, campagna avviata non solo in

Italia, ma in tutto il mondo». Fabbri osserva anche che, dopo la decisione di Casson e del principio d'incendio avvenuto ieri al petrolchimico, i lavoratori si sono resi conto del rischio e si sono detti disponibili ad aprire un tavolo di trattativa per trovare alternative a questo sviluppo industriale. «Bisogna arrivare - ha detto Fabbri - ad azzerare la produzione inquinante di Cvn e Pvc, naturalmente in modo graduale, e riconvertire l' industria a tecnologie pulite come ad esempio i polimeri biodegradabili». Greenpeace rivolge anche un appello ai ministri dell'ambiente e dell'industria per avviare la riconversione occupazionale di Porto Marghera. «Sul fronte dell'inquinamento - spiega Greenpeace - anche l'ultima ordinanza Ronchi ha alcuni limiti. Stabilisce infatti di portare gli scarichi di Porto Marghera fuori della laguna, trasferendo così semplicemente l'inquinamento in un altro posto».

 

VENEZIA: Accusati di strage i "padroni" della Montedison per la morte di cancro di 119 persone

Nella fabbrica della morte

Casson: "Quei lavoratori erano solo carne da macello"

di Giorgio Rizzo

Strage, disastro colposo, lesioni colpose e omissioni di cautele: questi i gravi reati contestati dal pubblico ministero Felice Casson nella sua richiesta di rinvio a giudizio di 27 persone, tra dirigenti e responsabili della Montedison, al termine dell'inchiesta nell'ambito delle morti di operai addetti alle lavorazioni del cloruro di vinile monomero allo stabilimento petrolchimico di Marghera.

L'inchiesta riguarda circa 6mila casi di lavoratori, 377 dei quali colpiti da malattie che potrebbero essere messi in connessione con le materie utilizzate nell'impianto e 119 morti, la maggior parte delle quali per tumore. Il magistrato definisce questi addetti «vera e propria carne da macello», impiegati nei lavori più umili e rischiosi addirittura in zone praticamente escluse da ogni minima tutela. Fra gli imputati, per i quali il magistrato veneziano ha chiesto il rinvio a giudizio, figurano gli ex presidenti della Montedison Eugenio Cefis, Giuseppe Medici e Mario Schimberni, gli ex amministratori delegati Alberto Grandi e Giorgio Porta, quest'ultimo anche nella veste di presidente di Enimont fino al Gennaio '91 e di Enichem fino al giugno 1993 e quattro dirigenti dello stabilimento petrolchimico.

Stralciata dall'inchiesta, invece, la posizione di Lorenzo Necci che, in qualità di ex presidente dell'Enichem, deve essere ancora interrogato dal giudice Casson. Secondo le acquisizioni di documenti disposti dal sostituto procuratore veneziano, la Montedison ai suoi massimi livelli sarebbe stata a conoscenza dell'esistenza di un pericolo per alcune lavorazioni al petrolchimico di Marghera fin dal 1970, tanto da incaricare l'oncologo bolognese Cesare Maltoni, di approfondire la circostanza. Nell'ottobre di due anni dopo Maltoni avrebbe confermato la cancerogenicità del cloruro di vinile monomero che è il responsabile di numerose alterazioni tra cui la acreosteolisi, cioè la rarefazione di alcune ossa del polso e della mano, alcune epatopatie croniche, la diminuzione del numero di piastrine nel sangue, la fibrosi del polmone e infine il tumore al fegato. In un passo della sua relazione di 90 pagine con cui motiva la richiesta di rinvio a giudizio, Casson scrive, tra l'altro, che «agghiacciante considerare come i cordoni della borsa siano sempre rimasti ben stretti quando si trattava di investimenti necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni esterne alla fabbrica».

Le indagini puntano inoltre ad individuare eventuali reati legati a ritardi nel comportamento degli ultimi due presidenti della giunta regionale veneta, Aldo Bottin e Giancarlo Galan.