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I RAPPORTI DI GREENPEACE

GREENPEACE ITALIA

DECRETO SU VENEZIA: CRONACA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO

Introduzione

Decenni di totale disinteresse, di omissioni se non di vere e proprie collusioni tra potere economico e politico hanno consentito uno sviluppo industriale a Porto Marghera basato sulla totale mancanza di misure atte a garantire la salvaguardia della salute umana ed ambientale.

Per anni le forze sociali maggiormente impegnate nel combattere l'accellerazione del degrado e l'insorgenza di patologie dentro e fuori le fabbriche sono state vessate da chi, per paura o totale asservimento a chi detiene il potere economico, ha sempre coperto i misfatti di Porto Marghera.  Eppure che le casse di colmata su cui sorgono gli impianti industriali altro non sono che i fanghi tossici prodotti dai primi insediamenti industriali e' notizia di dominio pubblico.  Allo stesso modo tutti sapevano che sotto la linea elettrica che porta alla centrale di Fusina sono stati interrati rifiuti tossici, che le acque di scarico portano in laguna migliaia di tonnellate l'anno di composti estremamente tossici ed altrettanto fanno i fumi che escono dalle ciminiere di Porto Marghera.  Ciò che sorprende ancor più è il fatto che per la protezione della laguna di Venezia alla fine degli anni '70 è stata emenata una legge speciale che ha previsto la continua erogazione di fondi pubblici destinati alla difesa del degrado e l'istituzione di un'apposita Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, a cui è stato affidato il compito di sorveglianza.

A tutt'oggi sono stati spesi oltre 6 mila miliardi per opere i cui risultati sono nulli. Il Magistrato alle Acque non ha mai posseduto gli strumenti tecnici per operare il controllo, tanto che il numero dei campionamenti delle acque in uscita dalle fabbriche di Porto Marghera sono state una media di 2 l'anno per gli ultimi....

A tutt'oggi le informazioni quali-quantitative dei flussi in uscita dagli scarichi industraili sono totalmente carenti sia per i reflui liquidi che quelli gassosi.

Dal 1989, anno di pubblicazione di un rapporto del Magistrato alle Acque sulla contaminazione lagunare, anche le informazioni sulla contaminazione dei fondali e degli organismi viventi sono rimaste frammentarie ed assolutamente inadatte a far fronte alla portata della contaminazione industriale.   Dei danni del petrolchimico se ne è iniziato a parlare a livello nazionale solo a seguito della denuncia di Medicina Democratica che nel 1994 mise in evidenza i costi sociali dovuti alla produzione di una delle plastiche maggiormente impiegate il PVC.

Grazie al coraggio di Gabriele Bortolozzo, un operaio in pensione addetto alla produzione del CVM, mattone di base del PVC, l'Italia ha saputo delle centinaia di operai che in nome del profitto hanno contratto varie forme tumorali ed in molti  sono deceduti prematuramente.

E solo nel 1995, a seguito della pubblicazione del rapporto di Greenpeace "Morte a Venezia" relativo alla presenza nei fondali lagunari di composti estremamente tossici come le diossine, la magistratura ha avviato una serie di accertamenti per verificare lo stato di avvelenamento dei fondali e degli organismi viventi.  Fortunatamente, le denunce di Greenpeace e Medicina Democratica sono state raccolte da magistrati che hanno fatto lo sforzo di cercare di individuare i responsabili e di ricostruire il contesto operativo che ha permesso che per decenni alcune attività mettessero in serio pericolo la salute dei lavoratori e quella delle popolazioni che vivono nei dintorni del petrolchimico.  Ma e ovvio che, in un'ottica di pianificazione del futuro assetto produttivo, il problema di Porto Marghera va risolto soprattutto sotto il profilo politico e che e necessario un intervento deciso da parte delle autorita competenti.

Qui di seguito verranno analizzate le misure finora intraprese dal Ministero per l'Ambiente e da quello dei Lavori Pubbblici al fine di articolare in maniera complessa le ragioni che ci spingono a giudicare insufficienti e pericolose sotto il profilo tecnico, sanitario e normativo la bozza del decreto che dovrebbe stabilire i nuovi limiti.

1. L'ORDINANZA RONCHI (ORD. N* 4498 del 1/10/96)

Il primo atto significativo dal punto di vista normativo che e seguito alle azioni di denuncia e dei successivi accertamenti tecnici sulla contaminazione di sedimenti e biota lagunari, risale al 2 ottobre 1996, data di emanazione di un'ordinanza ministeriale del Ministro per l'Ambientre Edo Ronchi.

Il razionale su cui si basava l'ordinanza e riassumibile nei seguenti punti:

-accertata contaminazione dei fondali dell'area industriale da elevate concentrazioni di composti particolarmente trossici quali diossine (PCDD), furani PCDF), metalli pesanti (cadmio, zinco, rame, mercurio, piombo) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA);

-accertata tendenza di detti inquinanti al bioaccumulo negli organismi viventi con particolare riguardo a quelli situati all'apice della catena alimentare; contaminazione di pesci e molluschi provenieneit dalla zona industriale con livelli di diossine tali da costituire un rischio per la salute umana gia a consuimi dell'ordine di 20 g/giorno; - urgenza di adozione di misure per il risanamento al fine di evitare ripercussioni sulla salute pubblica; necessita di bonfica delle aree maggiormente contaminate e della messa in sicurezza e bnifica delle discariche abusive, caratteristiche di persistenza, capacita di accumulo e bioaccumulo degli inquinanti sverasti e delle caratteristiche intrinseche del bacino recettore nonché del suo attuale stato di contaminazione.

Come si vede il quadro delineato dal Minsitero dell'Ambiente, una volta acquisite parte delle perizie tecniche commissionate dalla Procura veneziana e estremamente preoccupante.  Il Ministro ordina quindi l'Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR (IRSA), l'Istituto Superiore di Sanita (ISS) ed il Magistrato alle Acque di fornire indicazioni sulla qualità delle acque di scarico e sui quantitativi massimi che possono essere riversati in laguna.  Ordina anche una serie di altre azioni come l'avvio della bonifica delle aree maggiormente degradate da attuarsi entro il dicembre dello stesso anno e che oggi, a oltre un anno di distanza, non sono state ancora messe in cantiere.  L'obiettivo del Ministro Ronchi e ambizioso e lodevole: assicurare la protezione della vita acquatica e la possibilità di esercitare nella laguna tutte le attività legittime quali pesca, acquacultura e balneazione.   Ma che questi obiettivi li si voglia raggiungere senza infastidire troppo le industrie di Porto Marghera lo si può già evincere dalla ipotesi di collettamento dei reflui da inviare, previo pretrattamento, fuori della laguna attraverso un'apposita tubatura.

2. LA RELAZIONE TECNIICA DELL'IRSA

In data 9 dicembre 1996, il direttore dell'Istituto Prof. Roberto Passino invia al Ministro Ronchi una relazione, in esecuzione dell'ordinanza, dal titolo "Proposta in merito alla valutazione dei carichi ammissibili e alla fissazione dei limiti allo scarico" riferiti alla laguna di Venezia.  Il compito assegnato all'Istituto ed i termini di tempo di realizzazione perentori hanno richiesto un impegno straordinario per rispondere ai quesiti posti dal Ministro circa i limiti ed i carichi massimi degli scarichi accettabili per l'ambiente lagunare.  Va qui pero notato che, nonostante l'impegno profuso, il documento tecnico di supporto alla definizione dei nuovi criteri normativi per gli scarichi lagunari presenta delle carenze che si ripercuotono pesantemente nelle conclusioni generiche e, di conseguenza, nelle valutazioni finali.  Qui di seguito verranno analizzati nel merito i punti e le possibili altre interpretazioni che Greenpeace da delle valutazioni contenute nel rapporto.

2.1 Lista dei composti prioritari

E' ovvio che le considerazioni di tipo ecotossicologico relative ai diversi inquinanti variano al variare delle caratteristiche dei singoli analiti.  Del resto, le indicazioni sullo stato di contaminazione dei sedimenti lagunari e del biota mettono in rilievo la presenza contemporanea di alcune grandi classi di composti come gli organoclorurati (tra cui figurano diossine, furani, DDT, PCB, esaclorbenzene, DCE e solventi solo per citare i piu conosciuti) elementi in traccia (tra cui molti metalli quali mercurio, cadmio, cromo (III e VI) o IPA.  Va pero rimarcata l'assenza di studi riferiti alla presenza di altri gruppi altrettanto pericolosi quali composti organostannici, organofosforici ed esteri degli acidi ftalici.  E' importante rimarcare che le maggiori Convenzioni internazionali che hanno competenze in relazione agli scarichi di origine antropogenica hanno già da anni individuato delle liste di composti prioritari su cui intervenire.   Nel quadro degli accordi internazionali che riguardano l'Italia, va sicuramente menzionata la Convenzione di Barcellona, sottoscritta dal nostro Paese e di tutti gli altri che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.  Nel contesto del Protocllo LBS (Land Based Sources) all'interno degli obblighi generali, viene sottoscritto l'impegno di "...eliminare l'inquinamento derivante dalle fonti terrestri, ed in particolare l'input dei composti tossici, persistenti e bioaccumulabili.." come riportato in un apposito annesso.  All'interno di questa definizione vasta, e stato deciso di dare assoluta priorita di interveno ad un primo gruppo di 12 composti che comprende DDT, esaclorobenzene, PCB, diossine, furani, aldrina, dieldrina, endrina, eptacloro, mirex,   toxafene e clordano.  I primi 5 composti sono ben rappresentati nei vari comparti ambientali lagunari e contribuiscono in modo determinante alla contaminazione generale.  Tutti gli altri composti a maggiore potenziale tossicologico sono inclusi nell'annesso al Protocollo e sono pertanto già nella lista di quelli su cui agire a livello internazionale.  E' importante sottolineare il fatto che, nella valutazione sugli strumenti applicabili all'eliminazione vengono menzionate le tecnologie pulite (TP), le Best Available Techniques (BAT) e le Best Environonmental Practices (BEP).  Per alcuni tipi di iqnuinanti, come le diossine ed i furani e più in generale gli organoclorurati, l'unico modo per evitare il loro rilascio e quello di non produrle in quanto non esistono strumenti tecnici per il loro abbattimento a valle.  In generale si può affermare che le TP sono le uniche in grado di soddisfare questa esigenza in quanto le altre due alternative, BAT e BEP, si riferiscono all'applicazione di migliorie a fine ciclo.  Tutto ciò considerato, Greenpeace crede che, vista la particolarita della laguna di Venezia, il suo accertato stato di contaminazione ed il rischio sanitario conseguente messo in evidenza dall'ordinanza ministeriale, le misure proposte nel Protocollo LBS dovrebbero essere considerate come minimali, essendo esse già state indicate come necessarie per  l'intero bacino del Mediterraneo.

2.2 Considerazioni circa il comportamento degli inquinanti presenti nelle acque reflue di processo

Come abbiamo visto, la maggior parte degli inquinanti finora identificati nei vari comparti ambientali lagunari appartiene ai composti organici alogenati, ai metalli o ai composti organici.  Di tutti questi composti se ne conosce bene la capacità di permanere in ambiente per peridoi molto lunghi dopo la loro immissione.  Ciò e da scriversi in buona parte alla loro trasformazione nell'ambiente in cui vengono riversati. Quando si tratta di scarichi idrici, composti che presentano una spiccata affinita per la materia grassa (lipofili) tendono ad attaccarsi al particolato organico in sospensione nell'acqua.  Questo, a sua volta, a seconda della grandezza granulometrica, tende a depositarsi sui fondali dove quindi vengono a crearsi condizioni di accumulo che può durare decenni per alcuni composti.  Questa e sicuram,ente la via ipotizzibile per tutti quei composti che non sono solubbili come quelli organici aromatici (IPA), organoclorurati (DDT, PCB, diossine, furani, esaclorobenzene etc.), organostannici, esteri degli acidi ftalici e composti   organofosforici.  Alcuni metalli, come ad esempio il mercurio, una volta entrato a contatto con i sedimenti vengono trasformati per via enzimatica in composti organometallici che si rendono disponibili nella catena alimentare.  In generale, i meccanismi di degradazione a cui sono soggetti molti degli inquinanti di orgine antropogenica, avvengono per azione dei batteri o degli enzimi ma per alcuni composti la fotodegradazione rimane l'unico mezzo in grado di modificare e degradare la struttura molecolare.  Quando pero un compostosi deposita sui fondali, l'azione della fotodegradazione e talmente lenta che in genere la velocità di immissione e di gran lunga di quella di distruzione e ciò determina un accumulo nel tempo.  Purtroppo di tutte queste considerazioni non vi e traccia nel documento dell'IRSA che assume criteri di tossicità riferiti alla fase disciolta, attribuendo, a nostro avviso erroneamente, l'estensibilità di tale approccio alla fase particolata e quindi ai sedimenti.  Va ricordata che la fase particolata a cui sono attaccati molti inquinanti non e disciolta bensì sospesa nel mezzo acquatico e pertanto soggetta a moti e spostamenti diversi da quelli dell'acqua e dei suoi soluti.  Per questo motivo, appare evidente l'inapplicabilità del concetto, sostenuto nel rapporto del'IRSA che la distribuzione degli inquinanti all'interno del sistema lagunare e mediato e controllata esclusivamente dalla diluizione.  Anche dalla letteratura scientifica esistente si evince il ruolo delle correnti di marea e di torbida nella rimozione dei sedimenti e loro ridistribuzione nella laguna, o del ruolo di carrier dei contaminanti giocato dalle alghe che catturano inquinanti in una zona e, una volta morte e depositatesi sul fondo, li rilasciano in aree diverse.

2.3 Obiettivi di qualità

Nella definizione degli obiettivi di qualità delle acque di scarico, il rapporto dell'IRSA, quindi parte da concetti difficilmente riconducibili alla realtà.  In aggiunta a ciò, nella condivisibile ottica di considerare la laguna come un unico ambiente per ciò che concerne le misure di tutela, gli estensori del rapporto propongono di prendere ad esempio delle concentrazioni lagunari quelle derivante dalla media delle concentrazioni provenienti da aree diverse.   Considerando che esiste un notevole squilibrio in termini di quantità e qualità degli inquinanti sversati nelle diverse aree lagunari, la stima delle concentrazioni media derivante da punti di campionamento che presentano caratteristiche estremamente diverse fornirebbe un quadro medio di scarsa utilità.  E' evidente infatti che il quantitativo di diossine o altri inquinanti di prevalente origine industriale emesse dagli scarichi di Porto Marghera sarà considerevolmente superiore a quelle che si può riscontrare nelle aree orientali della laguna.  Ne consegue che, mentre la media potrebbe dare valori che stanno all'interno degli obiettivi di qualità, l'area adiacente al punto di immissione potrebbe risultare fortemente compromessa senza che ciò avvii alcun processo di contenimento.

2.4 Calcolo dei limiti di concentrazione e dei carichi massimi

Nelle note introduttive della definizione dei carichi l'IRSA propone tre assunti:

-gli analiti vengono considerati come conservativi e quindi non suscettibili di decadimento. Questo assunto dovrebbe

-garantire una maggiore cautela nelle considerazioni finali;

- gli apporti da fonti diffuse, come gli scarichi in atmosfera, vengono considerati nulli;

- il rilascio dai sedimenti non viene considerato fonte aggiuntiva;

- i reflui civili ed industriali vengono calcolati congiuntamente per evitare, a detta degli estensori del rapporto, di produrre limiti allo scarico differenziati per tipologia di effluente.

-gli scarichi industriali vengono considerati separatamente solo per l'apporto dei composti organoalogenati. L'IRSA precisa che questo apport e essenzialmente dovuto all'utilizzo di cloro come antivegetativo negli impianti diraffreddamento.

Innanzi tutto, come anche dimostrato dalle recenti indagini della Magistratura che hanno portato al sequestro di diversi camini al petrlochimico, l'apporto per via atmosferica e tutt'altro che trascurabile per molti degli analiti prioritari (diossine, furani, IPA e metalli pesanti, ftalati), oltre che per un gran numero di composti alcuni dei quali provati cancerogeni.  Il non considerare questa importante fonte di rilascio porta ad attribuire dei quantitativi massimi nei reflui liquidi di molto superiori a quello che dovrebbero essere se venisse considerato l'apporto in laguna complessivo.  Questo limite viene anche evidenziato in una nota del Ministero dei Lavori Pubblici che si è avvalso della consulenza dei Proff. Antonio Marcomini e Pier Francesco Ghetti del dipartimento di Scienze ambientali.  Quanto al ruolo che giocano i sedimenti nel rilascio di alcuni inquinanti è accertato che per alcuni composti a degrado estremamente lento (DDT, diossine, PCB, furani etc.) la riserva intrappolata nei fondali puo giocare un ruolo fondamentale nell'apporto complessivo.   Ciò assumerà ancor maggior rilievo qualora la qualità delle acque dovesse migliorare in termini di concentrazioni dei singoli inquinanti e quindi l'equilibrio nell'interfaccia acqua-sedimento sarà sbilanciato in favore di questi ultimi che potrebbero fungere da serbatoio.  Del resto, nell'ordinanza si faceva già riferimento alla necessita di tenere in considerazione lo stato di contaminazione del corpo ricevente nella definizione dei carichi.  Il rapporto dell'IRSA attribuisce alla clorazione per scopi antivegetativi la causa del rilascio di organoalogenati, ignorando totalmente la tipologia delle produzioni che interessano il polo petrolchimico.   Esiste una consistente letteratura scientifica in merito alla presenza di organoclorurati in laguna e le possibili fonti sono state individuate nelle acque di scarico di alcune linee produttive che interessano composti organici e alogeni (ossiclorurazione dell'etilene per produrre DCE, percloeretilene, tricloroetilene, processi elettrolitici per la produzione di cloro, manifattura di composti organoalogenati) tutti altamente responsabili del rilasco di organoalogenati.  Si ricorda, a solo scopo di esempio che nel corso delle ispezioni ordinate dalla magistratura nel 1995, all'uscita dell'impianto di trattamento delle acque clorurate furono rilevate apprezzabili concentrazioni di diossine, in concentrazioni ben superiori ai limiti suggeriti dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale. Da analisi effettuate dal Magistrato alle Acque sisono stimati rilasci di 70 t/anno di solventi organici, 220 kg/anno di cloroformio, 2 kg/anno di tetracloruro di carbonio, 2,3 t/anno di DCE, 320 kg/anno di tricloroetilene, 400 kg/anno di tretracloroetilene e oltre 22 t/anno dibromoformio.  Gi unici composti che possono essere con certezza attribuiti alla clorazione delle c<ue post-depurazione sono i cosidettei trialometani, dei quali e stimato un rilascio di 920 kg/anno di dibromoclorometano e 90 kg/anno di bromodiclorometano.  La mancata assunzione dei dati sulle forniti puntiformi di produzione e rilascio degli organoalogenatipone dei seri limiti alle assunzioni successive in termini di quantitativi massimi ammissibili.  Partendo da tutti questi assunti, a nostro avviso difficilmente rispondenti alla realtà, l'IRSA ha suggerito dei nuovi limiti di concentrazioni agli scarichi e dei carichi massimi possibili considerando il semplice tempo medio di permanenza degli inquinanti scaricati in laguna.  Si e cioè ipotizzato che, un dato inquinante sversato a Porto Marghera, disciolto nell'acqua e mosso dalle correnti interne, trovi la via di uscita a mare in un tempo medio di 10 giorni.   Su questo assunto riduttivo delle dinamiche dei diversi composti vengono quindi stabiliti dei nuovi limiti di concentrazioni.  Oltre alla difficile applicabilità degli assunti adottati e del concetto di mobilitazione degli inquinanti considerati soluti dell'acqua, se questa teoria fosse anche solo vicina alla realtà, si dovrebbe ipotizzare che il grado di contaminazione dei fondali lagunari rilevato da più parti in prossimità del polo petrolchimico, sia riconducibile temporalmente ad immissioni inferiori ai dieci giorni.  Finora, al contrario, si e sempre sostenuto che la contaminazione riscontrata a Porto Marghera sia attribuibile a scarichi del passato e che poca o nulla responsabilità hanno in nuovi impianti.  La tesi della responsabilità del passato mal si sposa, quindi, con l'ipotesi di autodepurazione presa in considerazione nel rapporto IRSA, e ciò annulla di fatto anche l'assunzione cautelativa di conservazione degli inquinanti che sarebbe dovuta servire a maggior tutela della salute pubblica ed ambientale.

2.4 Il gruppo dei 5

Nonostante gli assunti di base siano assai discutibili sotto il profilo del loro utilizzo nella stima complessiva dei carichi massimi ammissibili, l'IRSA suggerisce comunque un'azione forte verso alcuni composti.   Nonostante vengano infatti fissati degli obiettivi di qualità in termini di concentrazione agli scarichi per tutti i composti, i tecnici dell'IRSA suggeriscono che il sistema lagunare non possa sopportare ulteriori carichi di diossine, PCB, IPA, pesticidi organoclorurati e tributilstagno.  I limiti di concentrazione agli scarichi non vengono esaminati nel dettaglio in quanto si ritiene che gli assunti di base considerati non siano tali da poter consentire una corretta valutazione per la loro definizione.

3. IL PRIMO SCHEMA DI DECRETO

Dopo aver acquisito la relazione tecnica da parte dell'IRSA, e sulla di questa, il Ministro dell'Ambiente, di concerto con quello dei Lavori Pubblici, in data 11 gennaio 1997 invia una prima bozza di decreto al Presidente della Regione Veneto.  Questa prima bozza conteneva in effetti alcuni accorgimenti migliorativi delle considerazioni dell'RSA, come ad esempio il riconoscimento della necessita di ridefinire i reali apporti contributivi dati dalle singole fonti inquinanti, o circa la necessità di acquisire informazioni analitiche sulla consistenza e qualità degli scarichi autorizzati.  Anche la scelta di un mescolamento incompleto delle acque, pur debole per le considerazioni di cui al punto 2.3, rappresenta la volontà di acquisire un modello di massima tutela ambientale.  La bozza di decreto ribadisce quindi la necessita di garantire quegli elementi di fruizione della laguna che si erano già identificati nella prima Ordinanza, stabilisce i nuovi limiti e da mandato agli organi tecnici di acquisire informazioni analitiche relative ai singoli scarichi autorizzati.  Nel fare ciò, già si prevede la possibilità di acquisizione dati da autocertificazione delle ditte, pratica alquanto discutibile sotto il profilo dell'attendibilità dei dati soprattutto quelli riferiti alle fonti puntiformi interne per le quali il campionamento da parte delle competenti autorità risulta notevolmente complicato dalla inaccessibilità dei punti di emissione.  Infine, si riconosce la necessita di vietare il rilascio dei 5 composti di cui al punto 2.4 e, mentre per alcuni composti si prevede un adeguamento a detto divieto da attuarsi entro i 12 mesi successivi all'entrata in vigore del decreto, per diossine e PCB si richiede l'adozione immediata della norma.  La prima bozza di decreto, quindi, pur riportando al suo interno i limiti di valutazione evidenziati nel processo istruttorio, prevedeva comunque l'adozione di misure cautelative per inquinanti particolarmente pericolosi e per i quali si e già accertato uno stato di contaminazione all'interno della laguna particolarmente grave per la salute umana.  Nonostante ciò, si riconosceva comunque la necessita di permettere il mantenimento le attività produttive gravitanti sulla laguna, senza quindi determinare alcuna forma di incentivo al cambiamento del sistema produttivo favorendo attività in grado di abbattere alla fonte la produzione e le immissioni di inquinanti come le diossine.  Di fatto comunque, anche nel primo decreto si prevedeva l'immissione, solo attraverso gli scarichi idrici, di ingenti quantitativi di composti che tendono all'accumulo.  Nel computo complessivo dai carichi ammissibili si prevede lo scarico di oltre 11 t/anno di clorofenoli (diclorofenolo e pentaclorofenolo, quest'ultimo precursore della formazione di diossine), 500 kg di pentaclorobenzene e 97 tonnellate complessive di solventi organoalogenati, quasi 2 tonnellate di tributilstagno, di 1,7 t/anno di pesticidi organofosforici, 500 t/anno di metalli e 37 t/anno di composti organici aromatici.

 4. LA SECONDA BOZZA DI DECRETO

Anche se il decreto legislativo proposto presentava già tutti i limiti che si e cercato di mettere in risalto in questo documento, da molte parti sono giunte pesanti critiche alla proposta ritenuta troppo restrittiva.  Si e resa necessaria la costituzione di un tavolo di lavoro a cui hanno partecipato il Ministero dell'Ambientre, quello dei Lavori Pubblici, rappresentanti delle industrie e sindacalisti.  Il testo che e stato partorito da questo tavolo di lavori in cui, si badi, mancava qualsiasi rappresentanza di quelle associazioni che con il loro lavoro hanno innescato il meccanismo della revisione, e il risultato evidente di un compromesso che niente ha a che vedere con uno strumento legislativo a tutela della salute umana ed ambientale.  Innanzi tutto nel nuovo testo ora al vaglio della Regione Veneto, si presenta il lavoro dell'IRSA come comprensivo del rilascio degli inquinanti dai sedimenti e da apporto atmosferico in netto contrasto con quanto affermato nella relazione tecnica (vedi 2.4).  Contrariamente a quanto fatto nella prima stesura, la nuova bozza valuta l'ipotesi meno cautelativa di un mescolamento completo delle acque proveniente da diversi settori della laguna, prevedendo quindi una maggiore diluizione.   Ma ciò che e in assoluto peggiora significativamente il nuovo testo rispetto a quello precedente e che denota il potere contrattuale che l'industria ha fatto pesare nel tavolo di concertazione, e l'introduzione del concetto di divieto di rilascio dei cinque composti "... NEI LIMITI COMPATIBILI CON LA ADOZIONE DELLE MIGLIORI TECNOLOGIE DEPURATIVE DISPONIBILI".  Questo concetto che viene ripetuto più volte nel nuovo testo e viene applicato non solo a beneficio delle industrie già esistenti ma anche ai nuovi insediamenti viene ulteriormente chiarito al punto 6 la dove si legge: "Ai fini della verifica del rispetto del divieto di rilascio non si tiene conto delle quantità di inquinanti contenute nelle acque di prelievo e di quelle residue alla adozione delle migliori tecnologie di processo e di depurazione possibili".   Stando a quanto riportato finora da fonti industriali, di fatto l'adozione di questo nuovo decreto non dovrebbe determinare alcun impegno sostanziale per le aziende che gravitano su Porto Marghera che da sempre sostengono di aver applicato i migliori processi depurativi.  Inoltre, un concetto di questo tipo prefigura un titolo di subordine della tutela della salute umana ed ambientale ai profitti economici aziendali.   Nell'ordinanza dell'ottobre del 1996 si parla chiaramente del rischio sanitario determinato dal consumo di specie animali contaminate provenienti dalla laguna e la relazione tecnica conclude nella necessità di azzerare il carico aggiuntivo di alcuni inquinanti.  Se l'obiettivo del nuovo decreto èquello di tutelare la salute umana ed ambientale non dovrebbero esserci mediazioni all'azzeramento degli scarichi condizione possibile e raggiungibile solo attraverso l'adozione di produzioni pulite in grado di garantire la mancanza di formazione degli inquinanti che si desidera eliminare.

5. CONCLUSIONI

Greenpeace, considerato che:

- il supporto tecnico su cui si sono basate le proposte sui nuovi limiti allo scarico ed i conseguenti carichi massimi ammissibili non sono adeguate alla natura degli inquinanti piu pericolosi;

-la valutazione degli apporti esistenti non tiene conto dell'apporto atmosferico, pure importante per diversi composti rilevanti dal punto di vista tossicologico;

-il rilascio di contaminanti trattenuti nei sedimenti puo svolgere un ruolo fondamentale rendendoli biodisponibili e quindi potenzialmente piu periclosi per la salute umana;

- l'acquisizione dei dati analitici quali-quantitativi degli scarichi affidata alle autocertificazioni da parte dei soggetti interessati si e più volte dimostrata inefficace e assolutamente inattendibile;

- per alcuni composti, quali gli organoclorurati e le diossine in particolare, non esistono sistemi di abbattimento totale;

giudica la bozza del nuovo decreto totalmente insufficiente a garantire il ripristino ambientale lagunare e la conseguente tutela di salute pubblica ed ambientale.

Greenpecae ribadisce che:

-l'azzeramento degli scarichi e possibile attraverso la promozione di tecnologie pulite in grado di evitare la produzione dei composti tossici;

- il polo petrolchimico esistente a Porto Marghera non e compatibile con l'adozione degli standard di qualità previsti nel decreto stesso;

- i fatti giudiziari accertati ed in via di accertamento non consentono un ulteriore rinvio di scelte politiche che incentivino la trasformazione produttiva di Porto Marghera;

- gli stessi fatti giudiziari impongono il rifiuto del raddoppio della line di produzione del CVM presentata dall'EVC.

Greenpeace e fermamente convinta che sia possibile attirare a Porto Marghera investimenti su tecnologie pulite e che sia pertanto ipotizzabile una progressiva scomparsa delle attuali lavorazioni senza che l'occupazione abbia a soffrirne.  Al contrario, l'adozione di norme altamente restrittive potrebbe essere un punto di forza per quelle aziende che volessero distinguersi sotto il profilo ambientale.  Qualora dovesse passare la bozza di decreto cosi concepita, Greenpeace si impegnerà in ogni sede perché venga smascherato il tentativo malcelato di lasciare inalterato lo stato di cose e di permettere l'esposizione della popolazione e dei lavoratori a composti estremamente tossici.  Inoltre, qualora lo sforzo politico del Governo dovesse concretizzarsi nella sola adozione dell'attuale bozza di decreto, Greenpeace ritiene vana qualsiasi forma di rimozione dei fondali contaminati e moralmente inaccettabile l'ulteriore erogazionedei fondi per la Legge Speciale su Venezia.  Questo aspetto e particolarmente importante dal momento che la convenienza delle attuali produzioni si basa proprio sullo spostamento dei costi sociali (contaminazione ambientale e insorgenza di patologie umane) sulla spesa pubblicapiuttosto che la loro interiorizzazione nei costi di produzione.