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INTERVISTA A GABRIELE BORTOLOZZO

Domanda
Quando e perché sono cominciate le lotte per la salute al Petrolchimico?
Risposta
Storicamente, al Petrolchimico le lotte per la salute sono iniziate a seguito del sessantotto, precisamente nel 1969, per merito di Potere operaio e, soprattutto, di Lotta continua. Bisogna ricordare che al Petrolchimico di Porto Marghera, nato nel 1951, per la mancanza di libertà sindacale e politica la Cgil ha potuto presentarsi per la prima volta alle elezioni per il rinnovo annuale della commissione interna soltanto nel 1958. Una forte aggregazione contro la nocività si è avuta nel 1973, nei reparti cv, quando si è venuti a sapere che il cloruro di vinile (cvm), lavorato in fabbrica fin dal 1952, era cancerogeno. (Nel sessantotto i lavoratori dei reparti cv venivano considerati la punta di diamante delle lotte operaie del Petrolchimico)
Domanda
Puoi citare qualche episodio particolare?
Risposta
Alla notizia che il cvm era cancerogeno i lavoratori vennero presi dal panico; serpeggiava il terrore; molti lavoratori vennero presi da crisi depressive (le notizie che giungevano dall'ambiente medico internazionale parlavano di una sicura fine da cancro per gli esposti). Nelle forti tensioni ai cv, c'era un'attiva commissione ambiente, formata da membri del cdf, che accorreva nei reparti alla chiamata dei lavoratori ogni volta che si presentava un problema di nocività. Di quella commissione ambiente si distinse in modo particolare l'ing. Angelo Tettamanti, della Cgil e Pci, dinamico, intraprendente, pronto ad intervenire, in sella ad un motorino, con capacità e conoscenza impiantistica, affrontando con decisione i temi da trattare. Quella della commissione ambiente era una costante presenza che preservava i lavoratori da timori di rappresaglie; c'era il coraggio della protesta e della richiesta di un sempre migliore ambiente di lavoro. All'essiccamento del cv6 (impianto per la trasformazione del lattice in polvere pvc), ogni volta che il camino sversava nell'ambiente la resina (e cvm) l'operatore fermava l'impianto di sua iniziativa, che veniva riavviato solo quando veniva individuato ed eliminato l'inconveniente.
Domanda
Qual è stato il comportamento dell'azienda?
Risposta
Nella lotta per la salute del '73 ai cv, con richieste di risanamento degli impianti, si confrontarono due linee di tendenza: quella operaista che chiedeva la fermata degli impianti, la ristrutturazione e il riavvio, (con punte estreme che chiedevano la chiusura e il definitivo abbandono di lavorazioni tanto pericolose); l'altra, padronale e sindacale, che voleva la ristrutturazione impiantistica a step (cioè a settori, con parziali e brevi fermate e niente riduzione della produzione). Passò la seconda linea, ma con forti prese di posizioni operaie: fermate, proteste, rifiuto di esecuzione di lavori se non in sicurezza e ottimale bonifica impiantistica.
Domanda
Cosa hanno fatto i sindacati?
Risposta
Certamente i sindacati negli anni settanta hanno fatto la loro parte sul problema nocività e salute in fabbrica, seppure con qualche ombra, come, per esempio: chiusura del reparto am10 nel 1976, con un accordo sindacato-azienda, alla chetichella, per non far scoppiare un "caso", a seguito dell'alta mortalità tra gli addetti alla lavorazione del nitrile acrilico, un'altra sostanza chimica cancerogena; spegnimento della fiaccola del cvm per le proteste dovute alle dense e "fastidiose" nuvole, con conseguente scarico in atmosfera del cancerogeno cvm, una facile operazione essendo il cvm inodore e incolore, ma dagli effetti subdolamente mortali; abbandono al loro destino dei lavoratori dei cv, quattrocento su milleottocento, che nell'indagine epidemiologica del 1975 vennero riconosciuti con gravi disfunzioni epatiche e bisognosi, su indicazione dei medici dell'università di Padova, di venir allontanati dall'esposizione al cvm (ciò non venne fatto e la lista dei morti di tumore da cvm proviene da quei qattrocento lavoratori e sarà l'indagine della magistratura valutare e quantificare la portata). Dall'inizio degli anni ottanta i sindacalisti hanno lasciato il posto a chi intendeva la chimica come un grosso affare sul quale speculare (basta vedere il business dei rifiuti industriali), fare da copertura a interessi individuali o di gruppo, con accordi sottobanco, tacite operazioni di scambi di favori, giocando sulla pelle dei lavoratori. La decentramento è stata la più squallida delle operazioni sindacati-padroni. Noti sindacalisti (del Psi e Pci) sono diventati padroncini, presidenti di imprese d'appalto e di cooperative o hanno fatto sfolgoranti carriere.
Domanda
Com'è nata l'idea di presentare l'esposto alla magistratura?
Risposta
Era dal 1974 che protestavo per la gravissima situazione di salute dei lavoratori dei cv, dove ho operato per trentacinque anni: rifiuto di sottostare alle visite mediche obbligatorie per legge (non servivano come prevenzione ma solo per indicare ai lavoratori la strada di casa, a morire di tumore); esposti alla magistratura dal 1981 su nocività e rovina della salute tra gli addetti (con la condanna del pretore di Mestre nei confronti di due dirigenti del Petrolchimico); ho fatto l'obiettore di coscienza alle lavorazioni cancerogene, con comunicati e lettere alla stampa, dati sulla mortalità tra gli addetti al cvm. Tutto inutile! Alla fine ho deciso di eseguire una ricerca (pubblicata sul n.92/93 di Medicina democratica) su tre gruppi di lavoratori dei cv, 424 su 1782, stilando degli elenchi dei morti di tumore, con nomi e cognomi e presentando il tutto alla magistratura.
Domanda
Come vedi il futuro del Petrolchimico?
Risposta
Brutto! La storia dirà che la dislocazione del Petrolchimico a Porto Marghera, in un ambiente naturalistico estremamente precario come quello della Laguna, è stato un errore gravissimo e dagli effetti devastanti. La situazione ambientale della zona industriale era già compromessa. Quelli che hanno lavorato nelle fabbriche chimiche di Porto Marghera possono testimoniare quanto e cosa è stato scaricato nell'aria, nelle acque, sopra e sotto i terreni delle fabbriche; non solo, è inimmaginabile la quantità di sostanze tossiche e nocive spedite ovunque, vicino alle fabbriche, nelle cave, poi in mare e infine sempre più lontano. Credo di essere stato il primo in Italia a denunciare, pubblicamente e alla magistratura, la spedizione all'estero di fusti pieni dei peggiori rifiuti del Petrolchimico (peci, altobollenti, code di lavorazioni cancerogene), con accordi, taciti o firmati, tra cdf e direzione aziendale. Si iniziò con l'invio in Spagna, poi nella Germania dell'est, in Romania, nel Libano ed infine in Nigeria; in quest'ultimo caso coinvolgendo i ferrovieri. Tutto inutile! Ci volle l'intervento del governo nigeriano per fermare l'operazione e far ritornare i fusti, coi sindacalisti a schierarsi, ma solo a questo punto, dalla parte della protesta popolare.Sono del parere che la produzione e lavorazione di sostanze chimiche riconosciute cancerogene debba venir messe al bando. Bisogna, a Porto Marghera come altrove, arrivare alla riconversione industriale e produzioni a totale ciclo chiuso, senza alcun versamento nell'ambiente di sostanze nocive. Nessuno deve pagare per il "moderno progresso chimico", siano essi lavoratori o cittadini.
Domanda
Qual è stata la reazione dei parenti delle vittime?
Risposta
Alla notizia dell'esposto per le morti da cvm e pvc c'è stata una forte risposta dei familiari delle vittime (molti sono rimasti sgomenti nel venir a sapere di una così alta mortalità tra gli addetti), una buona reazione da parte degli ex addetti e una mediocre risposta dei lavoratori tuttora occupati al Petrolchimico; il timore occupazionale, sul quale giocano azienda e sindacato, è un dato di fatto da tenere nel dovuto conto. Una volta, in fabbrica c'era paura soltanto dei padroni, ora anche dei sindacalisti, del cdf, come dimostrano le telefonate e le lettere anonime che arrivano dalla fabbrica.
Domanda
E dei sindacati?
Risposta
Violento! Anziché rispondere alle tante domande che si pongono i familiari e i lavoratori, preferiscono attaccare, a volte velatamente a volte apertamente, la magistratura e gli autori della ricerca e dell'esposto, senza mai entrare nel merito del problema. I sindacalisti si sono distinti con cinismo nel trattare la morte operaia in fabbrica: non ne parlano, non ne discutono, non vogliono trattare il problema con dibattiti o con il dialogo. Invitano i parenti a non testimoniare alla magistratura quanto è avvenuto ai loro congiunti. Si trincerano dietro al solito: "La magistratura sta indagando