Recensioni

Il Gazzettino, 12-03-1998

PRESENTATO IN MUNICIPIO IL VOLUME DI BORTOLOZZO, UNA AUTOBIOGRAFIA CHE È ANCHE LA STORIA VISSUTA DEL POLO INDUSTRIALE QUANDO L'ERBA HA VOGLIA DI VITA. A MARGHERA

Ex operaio del Petrolchimico ha combattuto la battaglia contro la nocività in fabbrica. E l’ha vinta, solo contro tutti Gabriele Bortolozzo, ex operaio della Montedison, è diventato famoso, post mortem, per le sue battaglie contro le morti bianche al Petrolchimico di Porto Marghera. Per una vita ha raccolto dati sulla nocività del Cvm/Pvc, nel 1994 presenta un esposto al giudice Felice Casson che dal lì parte per arrivare ad incriminare i vertici Montedison, EniMont ed Enichem con le accuse di strage, disastro colposo, lesioni colpose, omissione di cautele. Per continuare il lavoro di denuncia e di ricerca che Bortolozzo ha portato avanti nella sua vita, si è costituita l'Associazione Gabriele Bortolozzo, che ha appena pubblicato il libro 'L'erba ha voglia di vita. Autobiografia e storia politica tra laguna e Petrolchimico". Si tratta di una autobiografia che è anche la storia di Porto Marghera raccontata da uno che ha vissuto intensamente gli anni dell'industrializzazione di Marghera. Il libro è una raccolta di appunti, un collage di impressioni e di idee, di fotografie di personaggi, di episodi ed è un documento interessante perché nasce da dentro Porto Marghera. Alla presentazione del libro l'altra sera in Municipio a Mestre c'erano i figli di Gabriele Bortolozzo, tantissimi amici, il giudice Felice Casson e il prosindaco Gianfranco Bettin. E' stata una serata piena di commozione che ha ricordato l'umanità di Bortolozzo e anche il suo chiodo fisso: la nocività in fabbrica. Bortolozzo ha battuto su questo tasto per anni "nonostante" i sindacati e i partiti, anche di sinistra, che fino all'altro giorno hanno fatto finta di niente, come ha ricordato Felice Casson. Alla fin quei 140 morti sulla coscienza di molti, l'unico che potrebbe girare a testa alta è Bortolozzo, testimone esemplare di un cittadino che da solo si batte contro il Moloch dell'industria.

UN PASSO DEL LIBRO

Ogni nuovo assunto della Sicedison viene contraddistinto da un numero di matricola che lo accompagna in ogni momento della sua vita in fabbrica. Spesso la documentazione riporta solo numeri e sigle. Sul libricino "Regolamento interno del personale", che a ognuno viene consegnato all'inizio del rapporto di lavoro, è registrato, per esempio: "Unità S - cv6 -Sig. 919". Sfogliando il Regolamento una norma recita: "Nell'interno dello stabilimento è vietato fumare, anche nei piazzali, nelle vie, nelle officine, sotto le tettoie. E" permesso fumare solo negli ambienti dove la concessione è espressamente indicata da appositi cartelli ben visibili. Perciò, a norma del vigente contratto di lavoro, è stabilito che chi contravviene al divieto è punito con il licenziamento. Il dipendente che intende fumare dovrà farne richiesta al proprio assistente. Ciascun reparto ha speciali medaglie che autorizzano a recarsi nei locali previsti per il fumo. La dotazione di tali medaglie è limitata e pertanto il dipendente è pregato di trattenersi il più breve tempo possibile per consentire ai propri colleghi di usufruire della stessa facilitazione". Ci sono nuovi assunti che diventano fumatori per rompere, con poche brevi soste, i ritmi del duro lavoro.(…) Nelle sale fumo si può sostare solo con la sigaretta accesa e per limitare soste prolungate vengono sguinzagliati i guardiani. Giuseppe C. ha appena retratto la mano dal portacene dove ha spento la sigaretta quando entra un guardiano che gli appioppa una multa. E’ sufficiente una negligenza per perdere il posto dl lavoro. Il regolamento interno della fabbrica non tralascia nulla in termini di disciplina (…) Per evitare infortuni non ci sono consigli, inviti, suggerimenti, ma solo minacciosi divieti e il ricorso a drastici provvedimenti disciplinari. A severe regole, a volte comprensibili, se ne alternano di assurde, banali. Una norma del regolamento ingiunge: "E’ vietato distrarsi". Le foto raffiguranti donne in abiti succinti possono destare pensieri "peccaminosi" e intralciare il diligente lavoro, quindi non vanno affisse e nemmeno intrufolate nei cassetti degli "scrivimpiedi". Sui luoghi di lavoro non ci sono tavoli o sedie, possono indurre alla sosta, al rilassamento, e per i quadristi e i conduttori per le necessità scribacchine, viene messo a disposizione un mobiletto denominato "scrivimpiedi".

 

Ho conosciuto Gabriele Bortolozzo alle riunioni serali del Movimento Consumatori, si tenevano in un locale senza riscaldamento anche in inverno, con sedie di fortuna, e Gabriele era tra i più assidui, sempre disponibile a dare il suo contributo di idee e di azione. Lo reincontro ora nel suo libro e mi sembra di di trovarmelo davanti con quella sua figura imponente e con quella sua faccia limpida e aperta. Il libro è in buona parte la storia di Porto Marghera vissuta in prima persona dall’autore. Non mancano digressioni storiche e riferimenti alla realtà storico-politica nazionale, ma il punto di riferimento rimane sempre saldamente ancorato a Porto Marghera e al Petrolchimico. L’innata modestia impedisce all’autore di parlare in prima persona, ma il lettore avverte che in molti episodi e in molte situazioni Bortolozzo era lì presente e quello che scrive lo ha vissuto sulla sua pelle. Ne viene fuori un ritratto di fabbrica complesso in cui Gabriele si muove con quella disinvoltura che gli deriva dalla personale esperienza ed è proprio questa che gli dà sicurezza nell’esprimere giudizi con l’efficacia di un’estrema sintesi e semplicità, ma anche senza ricorrere ad inutili eufemismi. Stupisce però che, nonostante la forza e la gravità della denuncia, non vi sia animosità e astio nei confronti di alcuno, né volontà polemica perché il discorso è sempre pacato e misurato sia nella forma che nella sostanza. Di qui il valore di una denuncia non pretestuosa e personale contro qualcuno, ma il graduale svelarsi di un sistema in cui si intrecciano in modo inestricabile pesanti intrecci economici, politici e sindacali. In alcuni passi del libro ci si trova di fronte quasi a una Cronica medievale, in cui lo scrittore avvicinando il suo obiettivo, matte in primo piano operai, capireparto, sindacalisti e dirigenti con tanto di nome e cognome facendo di essi i protagonisti diretti della storia quasi a ricordarci che essi hanno contribuito in modo non subalterno a fare la Storia del Petrolchimico e di conseguenza dell’industria italiana. Che legge, inoltre, troverà sparsi i nomi di personaggi che nel bene o nel male hanno caratterizzato gli ultimi decenni della storia italiana e anche nomi di alcuni, allora giovani sconosciuti, che segnano tuttora la storia della città di Venezia. Meraviglia infine la ricchezza di informazione e la partecipata ricostruzione di fatti che, pur accaduti pochi decenni fa, ci sembrano incredibilmente lontani, ma nella rievocazione di Bortolozzo riacquistano la loro dimensione temporale di ieri e dell’altro ieri e quindi di un quasi presente che sta solo dietro l’angolo.

M. Marigonda